L'uomo a due anime by Antonio Capizzi

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Gromat. vet. p. 1414 Lachmann. 7 Plut. Num. 19; Ovid. Fast. ; Macrob. I, 7, 21; 25. s Satyr. II, 6, 20. 9 P. 115 Lindsay. I TESTIMONI DELLA MAGIA DEL GRANO 29 per la troppa siccità la trasportavano dentro la città, subito cadeva la pioggia; e la chiamavano «pietra manale» perché emanava acque. Porta, pietra e fecondità erano dunque alla base di quell' «armonia dei contrari» che alcuni millenni dopo Eraclito, «re sacro» di Efeso IG e dunque lontano discendente del clan che in epoca neolitica forniva le regine, enigmaticamente rivelò nel suo scritto.

Ma il sangue mestruale, quello che le donne delle isole Trobriand chiamano agu buyavi, esangue che mi appartiene», quasi a farne il sangue femminile per eccellenza, mentre il sangue di una ferita è detto buyavigu, esangue che è parte di me», era evidentemente sentito in epoca preistorica (dato anche il carattere ciclico di entrambi i fenomeni) come il corrispettivo non letale del sangue che il re versava morendo nella cerimonia della mietitura. Ne consegue che gli uomini lo sentivano non soltanto come dotato di una magia funesta alle piante (perché scorreva in un periodo sterile della donna), ma anche magicamente pericoloso per il maschio: ciò sopravvisse negli Ebrei, al punto che secondo il Talmud, se una donna mestruata passa tra due uomini, provoca la morte di uno di essi, e Maimonide attestava come nel Medio Evo le donne mestruate venissero segregate perché pericolose; sopravvisse nei Persiani, dato che lo Zend Avesta 18 considerava il flusso una forma di possessione demoniaca e imponeva n De b.

Il concetto che gli uomini siano figli della terra era familiare ancora ai Greci, dato che compare nell'inno omerico alla Terra 71 , nell'altro antico inno delle Peliadi a Dodona 72 , in Eschilo n e in Platone 74 ; ma anche in India l'Athaniaveda 7' ribadisce che «la terra è una madre e io sono figlio della terra», invocandola poi cosl: «Nati da te, i mortali tornano in te»; l'invocazione corrisponde a ciò che lo stesso testo indiano propone in altro luogo 76 come formula funeraria («tu che sei di terra, io ti metto nella terra»), e la formula evoca a sua volta la concezione largamente diffusa (la troviamo nel racconto biblico della creazione come nei miti degli aborigeni australiani) del corpo umano fatto di terra, ma anche la frase che si dice nei funerali cinesi («Che le carni e le ossa tornino ~a terra») e le epigrafi mortuarie latine come «Qui è nato, qui è deposto» 77 , «E stato deposto qui nella sua patria» 78 o «Qui dove era nato desiderava tornare» 79; «nato dalla terra» è detto l'uomo in 70 38, 8-10.

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