Gli orologi di Einstein, le mappe di Poincare : imperi del by Peter Galison ; trad. di Marcello d'Agostino .

By Peter Galison ; trad. di Marcello d'Agostino .

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Poincaré non aveva difficoltà ad ammettere che ora i matematici sapevano quello che i loro padri non sapevano, e cioè che vi sono miriadi di funzioni bizzarre che “sembrano fare del loro meglio per somigliare il meno possibile alle oneste funzioni che hanno una qualche utilità”. Queste nuove funzioni possono essere continue, ma sono costruite in modo così peculiare che non è possibile neppure definire la loro derivata. Peggio ancora, lamentava Poincaré, tali funzioni bizzarre sembrano essere in maggioranza.

Nella relazione Poincaré alternò un tono asettico con uno più personale, tipico di chi non era ancora stato indurito da anni di indagini sugli incidenti. Raccomandò che il capo dei minatori ricevesse una ricompensa per il coraggio mostrato, e terminò la sezione medica con un triste commento in cui esprimeva la speranza che la morte avesse colto i minatori all’istante, risparmiando loro una lunga agonia. 15 Nelle pagine dedicate all’individuazione delle cause dell’incidente, il linguaggio di Poincaré tornò analitico: formulò ipotesi e controipotesi, e le confrontò una per una con i dati a disposizione.

Come nei suoi studi sulle equazioni differenziali, Poincaré aveva considerato tre corpi: un piccolo asteroide lanciato intorno al sistema orbitante costituito da Giove e dal Sole. Che cosa poteva fare l’orbita dell’asteroide? Un comportamento particolarmente semplice sarebbe stato quello di tornare ogni volta nello stesso punto con la stessa velocità: un mero moto periodico. Per rappresentare tali orbite ripetitive in maniera estremamente semplificata, Poincaré ebbe un’idea sorprendente: non pensare alla traiettoria in sé.

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