Così è la vita. Imparare a dirsi addio by Concita. De Gregorio

By Concita. De Gregorio

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Al funerale di Corrado c’era una luce che anche i piú orrendi sembravano belli, antichi rancori resi ridicoli dalle note della sua musica, una classe intera di bambini in prima fila. Sua figlia ha letto un biglietto di due righe che diceva: «Io nego quello che si dice. Che chi muore va in paradiso oppure dal diavolo. Mio padre non è andato né in paradiso né dal diavolo. È andato nel mio cuore». Io nego, una certezza senza discussione proclamata da una persona di otto anni. Al concerto, poi, i bimbi sordomuti cantavano coi guanti bianchi e suonavano insieme ai vecchi del coro anarchico, c’erano ottocento persone di domenica mattina e quando hanno cantato Oh Venezia piangevano tutti, in sala, con le mani alzate come si fa per applaudire chi non sente.

Ho ritrovato amici e amori, ho sentito cantare bambini muti e ragazzi sordi suonare il violoncello, ho scoperto semi di albero preziosi come l’oro. Ho visto gente fidanzarsi, bambini parlare da filosofi. Mi sono sempre chiesta, ogni volta, perché non avessi portato la telecamera. Perché mai non si filmino i funerali che sono l’unico momento della vita dove davvero si ricompone la vita intera: si incontrano su un prato o su un sagrato le mille tessere dell’esistenza, epoche diverse e sconosciute tra loro, la maestra delle elementari e l’ultimo collega, quello che �da ragazzi siamo stati insieme in campeggio all’Elba» e il capufficio, l’amica della nonna, la figlia dell’amica, l’amante, gli amanti le mogli e i mariti, generazioni di allievi e colleghi, il primo amore e l’ultimo, gli amici perduti e i nemici pentiti.

Leggilo poi mi dici che ne pensi. Sempre dolore, però ci veniva facile. Con allegria no, non potrei dirlo: con disinvoltura, come una cosa normale. Una domenica mi ha detto «se vieni porta i bon bon come nella canzone di Brel». Ne abbiamo mangiati un paio poi è andato alla libreria e ha preso un libro con la copertina rossa, ha tirato fuori un foglietto con due righe a penna: Calendario delle assenze. Scriviamo subito questo, mi ha detto, ci vuole poco: ce l’ho tutto in mente. Dieci giorni, lo facciamo uscire prima di Natale e lo regaliamo solo agli amici.

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